Recensione di Marvel’s Spider-Man 2: un porting poco riuscito, di un videogioco che merita attenzioni
La narrazione si adatta, ancora una volta, allo stile Marvel Cinematic Universe, ma con una qualità nettamente superiore
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Recensione di Marvel’s Spider-Man 2: un porting poco riuscito, di un videogioco che merita attenzioni
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Sono passati ben 7 anni dal lancio del primo Marvel’s Spider-Man, avvenuto su PlayStation 4 nel sempre più lontano 2018. E ne sono passati soltanto dal lancio del suo successore, Marvel’s Spider-Man 2, su PlayStation 5. In mezzo, a fare da collante tra le due produzioni (oltre al season pass del primo) c’è stato il tiepido spin-off dedicato a Miles Morales, pubblicato nel 2020 per PlayStation 4 e PlayStation 5.
Ora, eccomi tornare sull’argomento grazie al codice fornitomi da PlayStation Italia per la versione PC (Steam) di Marvel’s Spider-Man 2: questo seguito ha regalato gioie e dolori, tanti dolori.
Partendo con una breve panoramica, da subito posso affermare con assoluta certezza che la storia principale funziona. Non fa gridare al miracolo, giacché rimane sul sentiero dei suoi predecessori. Infatti, è sì presente una finestra sul conflitto interiore di Peter Parker e Miles Morales nel vestire i panni di Spider-Man, per tutte quelle problematiche che ne derivano nella vita quotidiana di entrambi, ma questo conflitto non viene esplorato nel profondo. Insomniac ha tentato di gettarne le basi, ma in maniera piuttosto superficiale. Questo aspetto può essere un problema se si cerca un’esperienza più fedele ad alcuni albi, ma in tutta franchezza, trattandosi di un prodotto “originale”, mi viene da chiuderci un occhio.
Anche il gameplay segue la medesima filosofia, ma non mancano alcune interessanti novità. Sia inerenti ai due Spider-Man, sia ad alcune sessioni ludiche dove si interpretano altri personaggi: dove Insomniac continua a perseverare con le sue problematiche (no, niente sessioni di gameplay con MJ in stealth, ma quasi).
E se fino ad ora se ne può parlare tra il “bene” e il “meh, poteva andare meglio”, il peggio arriva nell’istante in cui si iniziano a sbloccare le missioni secondarie, prendendo anche atto della pessima ottimizzazione da parte di Nixxes. Sfortunatamente, alcuni difetti ludici del primo Marvel’s Spider-Man sono tornati e il tutto viene appesantito da un’ottimizzazione decisamente deludente.
Dopo questa introduzione, è forse giunto il momento di entrare nel merito.


La narrazione si adatta, ancora una volta, allo stile Marvel Cinematic Universe, ma con una qualità nettamente superiore
Sono trascorsi circa 2 anni dagli eventi del primo Marvel’s Spider-Man e Peter Parker, insieme a Miles Morales, dovranno fronteggiare un’escalation di eventi che vedono al centro il cacciatore Kraven: il suo obiettivo è quello di cacciare, finalmente, una preda degna del suo nome e fama, attratto proprio dagli antagonisti di Spider-Man. Un ruolo centrale lo avrà, ovviamente, Venom.

La narrazione, come anticipato, pone accento su diverse sfaccettature dei due protagonisti. Non limitandosi ai loro rispettivi ruoli da eroi. Infatti, in più occasioni, Insomniac tenta di approfondire i rapporti umani coi rispettivi amici e familiari di Peter e Miles, ma senza approfondire troppo. Un problema che si percepisce più in là, nel corso della storia, quando lo studio tenta di mettere in scena uno degli argomenti più classici (sia dell’universo di Spider-Man, che quello eroistico classico), ovvero il conflitto interiore tra supereroe e vita privata. Il problema sta nel fatto che il videogioco stesso, si limita a svolgere il compito di intrattenere come il suo predecessore, senza osare troppo. Non offrendo troppi piani di lettura e interpretazione. Di conseguenza l’esito è quello analogo ad un film del Marvel Cinematic Universe, ma di qualità nettamente superiore rispetto (soprattutto) alle ultime produzioni cinematografiche.
Durante il corso della storia, nel suo progredire verso i momenti più culminanti, ci sono stati dei picchi interessanti. Però, c’è stata una perenne sensazione di non voler osare troppo. Sia con Kraven e la sua furia durante la caccia, la cui presenza in gioco viene “ricordata” con la presenza dei cacciatori (i suoi sgherri), sia con Venom la cui classica violenza viene ammortizzata per non essere un Pegi 18. Sebbene l’influenza del Simbionte ai danni di Peter Parker non è stata trattata malamente di per sé, si nota comunque che Insomniac non ha voluto osare, rendendo il tutto un po’ più serio e “cupo”.

Il sistema di combattimento migliora, ma il gameplay alla base ha gli stessi pregi e difetti del Marvel’s Spider-Man del 2018
Anche nel suo gameplay segue fedelmente la strada tracciata da Spider-Man del 2018. Ancora una volta non è presente il ciclo giorno-notte ed effetti climatici, piegandosi totalmente alla narrazione e alle sue esigenze. Sono presenti ancora una volta collezionabili e missioni secondarie, entrambe in forti quantità. Un chiaro sistema per riempire Manhattan di contenuti secondari peccando in fatto di qualità. Un sistema (mal) rodato anche nel precedente capitolo principale, dove però s’era chiuso un occhio essendo il “primo” open-world dello studio.
Il sistema di combattimento, ovviamente, è estremamente simile al suo predecessore, ad eccezione delle abilità dedicate allo Spider-Man di Peter Parker, che ora può sfruttare le braccia meccaniche: peccato che non siano ben integrate col costume, facendo sorgere la domanda “Ma da dove escono?”.
Mentre Miles Morales è letteralmente identico a quanto si è visto nello spin-off a lui dedicato.
Entrambi possono sfruttare i famosi gadget visti nei due capitoli precedenti, che ovviamente devono essere sbloccati completando i contenuti secondari. Proprio come già visto in passato.



Va fatto notare che Insomniac Games ha ben diversificato gli alberi di abilità per entrambi i protagonisti. Infatti, sia Peter che Miles dispongono delle rispettive abilità da sbloccare, sebbene condividano la medesima progressione. Di conseguenza, man mano che il livello incrementa, si dovrà decidere su chi investire in quel dato momento. A ciò si aggiunge un terzo albero delle abilità, che sono condivise, dedicato al movimento e azioni in combattimento.
Non voglio fare spoiler, però Marvel’s Spider-Man 2 mi ha particolarmente stupito per un suo aspetto: la possibilità di giocare nei panni di altri personaggi, andando oltre a Mary Jane. E sì, le sessioni di gioco coi personaggi “semplicemente umani” continuano ad essere abbastanza mediocri, soprattutto per il sistema di movimento. Come se Insomniac si trovasse in difficoltà nel gestire dei personaggi che si muovono “normalmente” un piano tridimensionale.
Un porting che non funziona a dovere
La versione PC di Marvel’s Spider-Man 2 è sviluppata da Nixxes, lo studio che (per Sony) si è occupato anche di Ratchet & Clank: Rift Apart, Marvel’s Spider-Man e Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, e che si sta occupando anche del porting di The Last of Us: Parte 2, insieme ad Iron Galaxy. Quindi, considerando la qualità dei lavori svolti, c’era una certa positività nell’aria: distrutta dall’uscita di questo Marvel’s Spider-Man 2.
Il lancio del videogioco è stato protagonista di forti e numerose critiche a causa dei crash, generati in particolar modo dalla selezione del Ray Tracing, e dalle prestazioni completamente instabili su svariate configurazioni, perfino sulle recenti RTX 50. Come se tutto questo non fosse sufficiente, anche l’implementazione del DLSS Ray Reconstruction non era delle migliori, visto che portava con sé forte rumore nella resa dell’immagine. Inoltre, si aggiungono anche dei glitch visivi su alcune superfici riflettenti, qualora si attivasse l’occlusione ambientale col XeGTAO.
Insomma. Nonostante la qualità estremamente positiva dei precedenti porting e l’aver incluso il la suite di tecnologie legate al DLSS e al FSR, in questo caso Nixxes non è riuscito a proporre un prodotto di buona fattura.


Tolto ciò, devo segnalare che in questi giorni stanno arrivando diversi aggiornamenti. Il primo è più un hotfix d’emergenza, difatti ha sistemato il problema causato dei crash dovuti al Ray Tracing; il secondo, quello più corposo denominato “Patch 1”, ha portato con sé diversi fix tra cui la comparsa della voce nelle impostazioni riguardante il costume di Miles del film Spider-Man: Across the Spider-Verse. La speranza è che Nixxes riesca a rendere questo porting più stabile in tempi brevi, sistemando alcune falle riguardanti il DLSS (che presenta ancora del rumore nonostante la patch) e le prestazioni generali.
Bel gioco, ma poteva essere meglio: sotto molti punti di vista
In questo angolo personale posso lasciarmi un po’ andare. Non ho mai nascosto quanto mi sia piaciuto Marvel’s Spider-Man, giocato e perfino platinato su PlayStation 4, e riacquistato anche su PC per godermelo al meglio: nonostante quella pessima scelta di sostituire il volto del protagonista.
Questo secondo capitolo lo attendevo, ma con un certo velo di scetticismo dopo un Marvel’s Spider-Man: Miles Morales un bel po’ deludente, senza dimenticare le scelte di design che ho trovato tutt’altro che sensate fin dal primo trailer di annuncio (a dire il vero, dalla “Remastered”). Eppure, giocandolo, mi sono dovuto ricredere, almeno in parte. Sebbene Marvel’s Spider-Man 2 non è stato all’altezza del primo videogioco, ha quel qualcosa in meno, forse l’effetto wow o forse il fatto che narrativamente è stato meno incisivo, per quanto non siano mancati quei colpi di scena telefonati ma comunque emozionanti.
Devo anche ammettere che i “nuovi” volti mi hanno generato un certo fastidio, non posso non ammettere che quelli creati per il primo Spider-Man fossero decisamente migliori, d’altronde rendevano i personaggi decisamente più maturi e credibili nel loro contesto: d’altronde Peter Parker, in molti casi, sembra un coetaneo di Miles Morales, pur rivestendo il ruolo (per pochissimi attimi) di professore. Però, queste si possono considerare elucubrazioni personali.
Il videogioco in sé, è a tratti superiore al suo predecessore, come nel sistema di combattimento e nel comparto tecnico. Però finisce per commettere gli stessi identici errori nella gestione del open world, con missioni secondarie per nulla incisive e memorabili, coi suoi covi da ripulire e collezionabili da raccogliere in giro (e questa volta non visibili sulla mappa principale). Un pregio sta certamente nel sistema di movimento migliorato e alla velocità, sorprendente, dei viaggi rapidi.
Peccato che il tutto viene danneggiato dal porting che si è rivelato essere abbastanza mediocre: con prestazioni altalenanti e instabili su moltissime configurazioni. I crash iniziali ne hanno certamente danneggiato l’immagine, così come l’applicazione delle tecnologie di Nvidia. Di conseguenza la valutazione finale subisce uno stroncamento proprio per questa ragione, altrimenti avrebbe potuto essere un Consigliato, ma magari quando Nixxes terminerà il ciclo di patch gli dedicherò una seconda recensione aggiornata.