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Recensioni 14 OTTOBRE 2024 7 MIN LETTURA

Mortal Kombat 1: tra cross-play che “salva” l’utenza PC ed i tristi multiversi – Seconda opinione

Nuovi mondi? Nuove realtà?

Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.

Mortal Kombat 1: tra cross-play che "salva" l'utenza PC ed i tristi multiversi
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Mortal Kombat 1: tra cross-play che “salva” l’utenza PC ed i tristi multiversi – Seconda opinione

Mortal Kombat è uno di quei franchise a cui sono particolarmente affezionato, non tanto perché ne sono fan – tutt’altro, considerando che il X e 11 non li ho apprezzati -, ma perché è uno dei primissimi videogiochi su cui ho posato le mie manacce da ragazzino. Praticamente ha svolto un ruolo cardine per quella che poi è divenuta la mia passione, assieme ad altri titoli.

Mortal Kombat 1, a differenza dei suoi due predecessori, è avvolto da un’aura particolare. Sarà il design dei personaggi, sarà questo Unreal Engine 4 che fa ancora la sua figura, sarà quel che sarà ma ha destato la mia attenzione. E quando ho iniziato la Kampagna non posso non dire di esserne rimasto estremamente deluso.

Aggiungo una nota. // Mortal_Kombat_1_ha_già_avuto_una_recensione e questo articolo non mira a sostituirla. Lo scopo è quello di aggiungere un tassello, una nuova opinione in merito al lavoro svolto da NetherRealm con questo nuovo capitolo del franchise.

Nuovi mondi? Nuove realtà?

Di primo impatto non mi stava dispiacendo. Un nuovo inizio è forse il miglior modo per rilanciare un franchise che – magari – ha detto tutto. E infatti sulle prime mi ha incuriosito parecchio. Liu Kang è il nuovo protettore del Regno della Terra, col compito di dover scegliere i Campioni da schierare per il Mortal Kombat, e chi non scegliere se non (un nuovissimo) Raiden e il fidatissimo Kung Lao. Seguono anche Kenshi e Johnny Cage, ma non prima di aver presentato la nuova versione del Lin Kuei con Scorpion, Sub-Zero e Smoke a farne da “padroni”, anch’essi in difesa del Regno della Terra.

La storia di Mortal Kombat 1 parte in modo egregio. Sembra divertente il giusto, graficamente è estremamente solido sia nelle sequenze di gameplay che in quelle cinematografiche, ma soprattutto sembra divertente da giocare. Insomma, tutto sembra procedere abbastanza bene, finché… non si palesa un problema: Johnny Cage.

In questo Mortal Kombat, Johnny Cage è praticamente ridotto a figura comica con uno screen time spaventosamente elevato. La sua presenza sulla scena sovrasta quella degli altri, perfino quella di Liu Kang, dando a tutta la storia un’impronta Marveliana a suon di battute sparate con una sorta di mitragliatrice puntata contro la voglia di giungere all’epilogo. Finché non si raggiunge la seconda metà, dove improvvisamente Cage sparisce facendo sì che la storia torni sui propri binari mantenendo quella vena “trash”, sfortunatamente dando ampio spazio al cliché per antonomasia dell’ultimo decennio: i multiversi.

L’espediente narrativo per cui questo soft-reboot può essere giocato dai nuovi e vecchi giocatori riguarda proprio questo cliché. Di fatto Mortal Kombat 1 è un sequel diretto di MK 11 e dunque gli appassionati possono godersi gli sviluppi narrativi; trattandosi anche di un riavvio, un nuovo inizio, può essere compreso tranquillamente anche dai nuovi giocatori. Peccato che alla fine si rivela essere un espediente per buttarla in caciara, senza alcuna pietà per lo spettatore.

Attenzione spoiler. Nell’epilogo viene confermata l’esistenza di più universi, dove i protagonisti dei precedenti Mortal Kombat sono divenuti i Titani delle rispettive linee temporali, dal momento che ognuno ha sconfitto Kronica in MK 11. Questo è un ulteriore espediente per portare avanti la vena GaaS di Mortal Kombat 1 e difatti, come prima espansione, fa capolino Havik de Il Regno del Kaos [qui recensione di Giuseppe].

Un secondo punto di vista

Uno dei “problemi” che mi trovo ad evidenziare di questo Mortal Kombat, riguarda il roster dei Kombattenti, abbastanza limitato e povero. Soprattutto alla luce del fatto che alcuni dei personaggi storici sono stati declinati al ruolo di Kameo, ovvero una sorta di “assist” da utilizzare in combattimento, fungendo anche da supporto nello spezzare le combo degli avversari. Una scelta che mi trovo a non condividere, considerando che potevano svolgere un duplice ruolo, come avviene anche in altre produzioni.
A questo si aggiunge una delle peggiori politiche – a mio dire – dei picchiaduro: Shang Tsung, che si utilizza proprio nella storia, è un personaggio che può essere utilizzato nelle altre modalità solo se si ha preordinato il gioco oppure se si acquista l’apposito DLC da 7,99€.

Il sistema di combattimento, da persona che i picchiaduro li gioca più per diletto che altro, funziona. Ancora oggi Mortal Kombat non smette di offrire la possibilità di creare combo concatenando attacchi, invece di imparare tutto a memoria spulciando l’apposita lista. Aggiungendo anche l’integrazione dei Kameo la varietà non fa altro che aumentare, sebbene – almeno per me – risulta difficile ricordarmi della loro esistenza durante i combattimenti.

Mortal Kombat 1 dà il meglio anche dal punto di vista dei contenuti. Non si limita ad offrire una storia, le classiche Torri e il multiplayer, ma presenta anche le Invasioni e le nuove Torri del tempo. La finalità è sempre la medesima: sbloccare nuovi elementi per la personalizzazione del profilo e dei personaggi.
Sebbene la modalità Torre del tempo non ha grandi differenze da quella classica, se non per la presenza di alcuni modificatori, le Invasioni sono l’elemento inedito di questo nuovo Mortal Kombat e offrono un’esperienza che definirei “ruolistica”. Di base ci si trova ad affrontare i personaggi classici del franchise, ma con alcune modifiche estetiche (dunque varianti provenienti da altri mondi) e diversi modificatori, ai quali si aggiungono abilità specifiche e oggetti che possono modificare le statistiche: dalla potenza di attacco alle resistenze. Fattore da non prendere troppo alla leggera è la presenza delle debolezze. Infatti ogni Kombattente dispone di un elemento, il quale è più efficace o debole rispetto ad altri. Per farla breve si tratta del sistema “sasso, carta e forbice” che caratterizza anche Pokémon.

Aspetto che fa storcere il naso sono le tracce audio in lingua originale all’interno della modalità Invasioni. Considerando che tutto il gioco, dalla Kampagna alle tracce audio presenti negli scontri, è doppiato interamente in italiano (e aggiungo, con un doppiaggio decisamente superiore al passato).

Il cross-play, delizia dei nostri tempi

Poi c’è lui, il cross-play, grazie al quale poter giocare con persone di ogni dove e di ogni piattaforma, prolungando la vita dei videogiochi che puntano al multiplayer. Tenendo a mente il costante calo dell’utenza online di Mortal Kombat 1 su PC (attualmente si conta un picco massimo di circa 2000 giocatori al giorni), il cross-play fornisce la possibilità di poter trovare sempre giocatori, inoltre la presenza del Rollback Netcode conferisce un’ottima giocabilità anche nelle lobby con un ping estremamente elevato. E sì, il Rollback Netcode svolge un lavoro eccelso, considerando che ho avuto l’opportunità di giocare con Giuseppe (io su PC e lui su Xbox) in una lobby da oltre 200 di ping, non riscontrando alcun problema di latenza.

Come in tutti i videogiochi Warner, per poter giocare con giocatori di altre piattaforme, è sufficiente registrarsi alla piattaforma Warner Games. Una volta aggiunto il proprio amico tramite Warner, non si avranno problemi nel ritrovarlo altrove. Difatti questa feature si è rivelata azzeccata per ritrovarsi in Mortal Kombat 1, ma anche in MultiVersus (tecnicamente anche per Suicide Squad: Kill the Justice League, ma lì io e la compagnia abbiamo avuto problemi di altra natura, causati dall’instabilità generale).

Il verdetto!

Mortal Kombat 1 è un riavvio, di base ottimo per i veterani come per i nuovi giocatori. Sfortunatamente la storia si dimostra deludente, ricca di cliché derivati dalla cinematografia dell’ultimo ventennio con situazioni portate troppo per le lunghe.
Non si può dire molto di negativo lato gameplay, per chi non è immerso nel mondo del competitivo, Mortal Kombat 1 rimane un videogioco estremamente apprezzabile, nonostante la pessima mossa in relazione al roster dei personaggi sacrificato per i Kameo e quel Shang Tsung disponibile soltanto a pagamento. Un fattore aggiunto sono certamente le modalità di gioco extra e il multiplayer, col suo cross-play e Rollback Netcode, dando la possibilità di poter giocare per ore in modi differenti.

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