GENOKIDS: “KINGDOM HEARTS NON ESISTE PIÙ? OK, ME LO FACCIO DA SOLO.”
LA STORIA: PERCHÉ LA GUERRA NON ASPETTA I BIS
Redattore per Q-Gin. Clicca su '// TUTTI_GLI_ARTICOLI' per esplorare le altre pubblicazioni scritte da // Zell.
GENOKIDS: “KINGDOM HEARTS NON ESISTE PIÙ? OK, ME LO FACCIO DA SOLO.”
Mettiamo subito le cose in chiaro: Kingdom Hearts è sparito da anni. Tetsuya Nomura è probabilmente impegnato a disegnare nuove zip per un prossimo spin-off mobile che sarà canonico solo nella quarta dimensione. Ma mentre Square Enix cerca di ricordarsi come si fa un gioco lineare, qualcuno ha deciso di passare direttamente all’azione. Letteralmente.
Genokids nasce da un bisogno. No, non un bisogno spirituale, culturale o economico. Un bisogno puro, viscerale, adolescenziale: quello di spaccare tutto a ritmo di musica con quattro anime stereotipate che sembrano uscite da un rave party sponsorizzato da Platinum Games.
Anche se vogliamo proprio dirla tutta il genere a cui appartiene è proprio il compianto // Hi-Fi_Rush.
LA STORIA: PERCHÉ LA GUERRA NON ASPETTA I BIS
Immagina di essere una band chiamata Genokids. Stai suonando il tuo concerto più epico in una città che si chiama Las Divas — già questo ti fa capire il tono — quando dal cielo piomba un impero alieno chiamato Zenodia, che decide di usare il palco come pista d’atterraggio. Hanno scelto proprio il giorno sbagliato.
Perché, vedi, questi non sono musicisti qualunque. Questi sono musicisti shonen. E quando gli metti i bastoni tra le ruote, loro non fanno conferenze stampa… ti rompono la faccia con la forza della MOTIVAZIONE.

GAMEPLAY: QUANDO IL CONCERTO È UN PICCHIADURO
Genokids è un hack’n’slash dove puoi controllare quattro personaggi contemporaneamente, e no, non è uno di quei giochi dove “quattro personaggi” significa “una skin diversa”. Qui ogni membro della band ha un moveset unico, con combo a terra, combo aeree, attacchi speciali, launcher e pestoni. Sì, ci sono i pestoni, non è un vero gioco arcade se non puoi pestare a terra.
Il sistema combat ruota attorno a due barre:
- la barra blu del Flow, per fare mosse speciali fighe,
- e la barra arancione dell’Hyper Mode, che trasforma il tuo personaggio in un demone caffeinato capace di devastare qualunque cosa respiri.
La meccanica più geniale? Il tag system. Puoi cambiare personaggio al volo, senza cooldown, senza limitazioni. Cambi, lanci combo, il personaggio vecchio finisce l’azione e rimane sul campo. Il tutto crea un caos spettacolare dove puoi, per esempio, bloccare con uno e attaccare con un altro, oppure lanciare un attacco caricato mentre l’altro schiva, oppure semplicemente trollare i nemici passando continuamente da uno all’altro come se stessi giocando a Guitar Hero impazzito.
I PERSONAGGI: IL VERO MOTORE DELLA DISTRUZIONE

- Blue, la chitarrista con la faccia da serial killer ma l’animo da fangirl di Evangelion. Armata di spadone, combo veloci e mobilità assurda, è quella che mandi avanti quando vuoi sembrare bravo.
- Green, il synthista alieno muto, che combatte con due droni e sta sempre lontano da tutto. È il classico personaggio “high skill ceiling” che ti fa sentire un Dio… finché qualcuno non gli tossisce addosso e muore.
- Red, il batterista testosteronico, fan delle esplosioni, delle giacche di pelle e delle acrobazie che ti rompono i timpani. È lento, sì, ma ogni suo pugno è come una puntata di Dragon Ball Z condensata in un secondo.
- Yellow, la bassista kawaii che in realtà è una sociopatica. Combattente da crowd-control, devastante sulle folle ma con un timing che se lo sbagli sembri ubriaco. Ha l’aria di quella che ti fa i cuoricini… e poi ti lancia contro un gruppo di alieni armati di badili cosmici.
LE MECCANICHE: TRA FLOW, HYPER E CACCIABOMBE
Combattimenti a parte, il gioco ha anche una mobilità parkour che fa impallidire certi tripla A. Puoi correre sui muri, scivolare, saltare burroni, rimbalzare sulle superfici… praticamente Spider-Man dopo un overdose di zucchero filato.
Ci sono aree segrete, oggetti da trovare, e pure un parco giochi in rovina dove puoi guidare delle autoscontro per asfaltare gli alieni. Sì, davvero. Genokids è quel tipo di gioco dove ti chiedi “posso fare questa cosa ridicola?” e la risposta è: “Certo, ti diamo pure il boost stile Michael Bay.”
E se ti mancava quel pizzico di follia extra, sappi che puoi trovare dei fan depressi in giro per i livelli. Se li colpisci – sì, li colpisci – si motivano, diventano temporaneamente tuoi alleati e ti aiutano a menare. Motivazione a suon di schiaffi: è così che dovrebbe funzionare anche la scuola italiana.
I NEMICI: GOOMBA? NO, GOO DROP
I nemici base?
- Droppy: gelatinose pallette da cui il tuo controller emetterà il classico “vibrazione da sciame”.
- Bully: versione palestra del Droppy, fanno blocchi e contrattacchi, i veri tryhard dell’impero.
Poi ci sono i boss. Non ti spoiliamo tutto, ma solo i nomi ti fanno capire che siamo in territorio “cartoon distopico da trip allucinogeno”: Miss Candy, Mister B[censura cosmica] e Miss F[imprecazione galattica].
A guidarli tutti? Mister Forced Peace, il leader dell’impero, che – a quanto pare – ha deciso che la pace mondiale si ottiene distruggendo i concerti rock. Thanos, levati.
CONCLUSIONE: “L’IMPOSSIBILE? TANTO VA A TEMPO DI MUSICA.”
Genokids è il tipo di gioco che urla a pieni polmoni: “CHI SE NE FREGA DEL REALISMO, DAIAMOGLI DENTRO.”
È spettacolare, è fluido, è un delirio di colori, luci, botte e musica che sa di PS2 nel cuore ma con muscoli da indie moderno. È Devil May Cry che ha ascoltato troppo i Gorillaz e ha deciso di iniziare a spaccare teste con le bacchette da batteria.
Se ti manca Kingdom Hearts, ma sei stufo di aspettare che Nomura smetta di fare trailer incomprensibili, questa è la tua vendetta personale.
La morale?
La motivazione è la vera arma dell’umanità.
E anche qualche cazzotto ben assestato ai fan depressi, ma quello lo lasciamo per i DLC.