Final Fantasy XVI – Recensione
Una storia fatta di schiavitù e guerra
Un po' geek e un po' nerd. Mi dedico ai videogioco, ma ho un'occhio di riguardo per il mondo della tecnologia. Tra Star Trek e Star Wars vi dico Battlestar Galactica.
Final Fantasy XVI
Con sommo ritardo, eccomi a scrivere questa recensione di Final Fantasy XVI, uscito su PC dopo oltre un anno di attesa dalla pubblicazione su PlayStation 5. Il team dietro lo sviluppo è interno allo studio Creative Unit III, artefice della rinascita di Final Fantasy XIV grazie alla guida di Naoki Yoshida. All’interno dello studio è stato creato un team dedicato interamente allo sviluppo di Final Fantasy XVI: alla direzione Hiroshi Takai (The Last Remnant, // qui_la_recensione) assieme Ryota Suzuki (Devil May Cry V e Dragon’s Dogma) responsabile del sistema di combattimento. Sono presenti anche altre figure celebri di casa Square Enix, come il direttore artistico Hiroshi Minagawa e il direttore creativo Kazutoyo Maehiro (entrambi Final Fantasy Tactics e Final Fantasy XII). Naoki Yoshida in tutto questo si è “limitato” al ruolo di produttore.
Una storia fatta di schiavitù e guerra
La storia di Final Fantasy XVI è costituita da tre archi narrativi, mettendo in scena più storie che man mano si dipanano svelando retroscena, intrighi e villain. Quello che sembra essere un videogioco nel quale viene raccontata una classica storia di guerra tra regni, si trasforma man mano, svelando un mondo che sta precipitando nell’oscurità più arida, dominato dal razzismo e schivitù, ai danni dei portatori: persone nate con la maledizione di poter utilizzare la magia grazie all’etere. Al centro di tutto, Clive Rosfield, figlio del Arciduca Elwin Rosfield, che dopo un colpo di stato ai danni di Rosaria si ritrova a dover combattere per lo stesso paese che ha ucciso la sua famiglia: Sanbreque.

Final Fantasy XVI non punta sui rapporti umani tipici del franchise, non sta lì a raccontare la consueta storia di un gruppo di persone che, insieme, possono abbattere le difficoltà e il male grazie al potere dell’amicizia e dell’unità. No. Final Fantasy XVI decide di giocare una partita tutta sua, traendo ispirazione anche dalle opere occidentali come Il Trono di Spade di George R. R. Martin. Ma rimanendo in tema Final Fantasy, mi sento di affermare che la 16a fatica raccoglie l’eredità di Final Fantasy XII, Final Fantasy TYPE-0 e Final Fantasy XIV. Infatti, si possono cogliere diversi aspetti che li accomunano, dalla scrittura alla rappresentazione scenica.
L’hack ‘n’ slash incontra Final Fantasy
Con l’entrata in scena di Ryota Suzuki è stato più che lecito aspettarsi un sistema di combattimento adrenalinico. E così è stato. Final Fantasy XVI propone un sistema semplice da utilizzare, ma al tempo stesso godurioso da approfondire. Sì, perché non basta premere un semplice tasto a ripetizione, specialmente contro boss o nemici con più vita.
Il sistema di combattimento di Final Fantasy XVI è stato concepito per dare al giocatore la possibilità di divertirsi mescolando gli eikon da utilizzare, cambiandoli costantemente in base alle circostanze. Con la possibilità, una volta aver aumentato al massimo determinate abilità, di poterle inserire all’interno dei set di eikon differenti, ampliando la personalizzazione. Il problema vero e proprio, che non permette al sistema di combattimento di emergere al meglio, è causato dalla difficoltà generale estremamente bassa. Di contro, una volta completata la prima run con le sue 80 ore di gioco circa, si sblocca la modalità “Final Fantasy” che promette un’esperienza di gioco più sfidante e, di conseguenza, più volta a spremere il sistema di combattimento (in teoria, visto che la devo ancora approfondire).
La componente ruolistica è stata radicalmente ridimensionata – in peggio – rispetto ai precedenti capitoli del franchise. Manca la gestione del party ed un sistema di debolezze e resistenze; mentre l’equipaggiamento svolge più un ruolo sottodimensionato, dove basta equipaggiare l’ultimo oggetto sbloccato per essere efficiente. Insomma, l’esperienza GDR è ridotta all’osso, ragion per cui Final Fantasy XVI non è considerabile come un classico Gioco di Ruolo Giapponese (JRPG), ma più un ibrido relativamente vicino a NieR Automata e quindi un Action-RPG: un videogioco che mescola un sistema di combattimento tipico degli hack ‘n’ slash al gioco di ruolo giapponese, ma con maggior enfasi nella sua parte più dinamica.

Un versione PC poco entusiasmante
Lo ammetto. Nella versione PC riponevo delle forti speranze, soprattutto dopo il lavoro svolto dal ex team di Hajime Tabata con Final Fantasy XV, il quale sfruttava tutte le principali tecnologie di Nvidia dell’epoca. Senza dimenticare Final Fantasy XIV che, anch’esso, non è così mal messo in fatto di qualità. Invece, Final Fantasy XVI si è dimostrato “sufficiente”. Quasi un lavoro superficiale, come lo sono stati Final Fantasy VII Remake Intergrade e Final Fantasy VII Rebirth.
Sì, il videogioco ha delle prestazioni tutto sommato buone, ma è evidente un fatto: per quello che propone, è decisamente troppo esigente.
Final Fantasy XVI è un videogioco dal gameplay decisamente lineare, non mancano macro-aree da esplorare – seppur la mancanza di segreti e dungeon si facciano sentire -, ma visivamente non risulta così impressionante da giustificare delle prestazioni sottotono. Va inoltre aggiunta l’incompatibilità coi monitor ultra-wide, proprio come per i due remake di Final Fantasy VII.
Al netto di ciò, la componente stilistica e artistica, riescono a svolgere appieno il loro lavoro. Riuscendo a regalare un buon colpo d’occhio in svariate circostanze: dagli scenari che richiamano quel fantasy di cui è pregno anche Final Fantasy XIV, fino alle sequenze giocate e video coi maestosi Eikon.
Conclusione
Final Fantasy XVI è stato un videogioco particolare. Non nego che ha rappresentato la mia concretizzazione di Final Fantasy ideale: storia matura e sistema di combattimento frenetico. Il risultato finale è stato altalenante. La narrazione è stata vittima di momenti pesanti ed estremamente lenti, ma va detto che i personaggi sono tutti ottimi e che il mondo di gioco è denso di storia. Il sistema di combattimento, estremamente eccelso, è stato danneggiato da una difficoltà così bassa da non riuscire a far emergere effettivamente i suoi pregi. Visivamente non giustifica le esigenze hardware, sebbene sia un bel vedere dal punto di vista artistico.
Insomma. Non è un videogioco esente da difetti, ma è un Final Fantasy degno di nota che merita assolutamente di essere giocato almeno una volta.